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L ‘ Isola degli uomini Superflui

Oggi incominciamo con una recensione di un libro edito nel 2009 e recuperato non troppo tempo fa: L’Isola degli uomini superflui , tipico esempio di letteratura contaminata che viene genericamente considerata “noir”. In questo caso, l’avverbio è d’obbligo perchè, oggi come oggi, come già introdotto precedentemente, l’aggettivo “noir” viene utilizzato un po’ a sproposito, come un condimento buono un po’ per tutte le pietanze, dimenticando che, da un punto di vista squisitamente tecnico e letterario, il genere possiede dei codici e delle regole piuttosto ben caratterizzate. Il romanzo di Giacobini, in effetti, rispetto a tante altre produzioni che vengono incluse in questo calderone, tende a utilizzare una percentuale di tali stilemi, superiore alla media ma ci aggiunge alcune, rilevanti caratteristiche che ibridano non poco il romanzo e me l’hanno fatto apprezzare. Riportando la sinossi, introduco il libro:

“In un angolo remoto della più grande foresta del pianeta un potente uomo d’affari ha creato un vero e proprio luna-park della morte: l’Isola. Sborsando ingenti cifre, miliardari di ogni parte del mondo possono accedervi per uccidere o torturare, impunemente, uomini all’uopo catturati e tenuti segregati.

La vicenda è narrata direttamente dal protagonista, il Capitano, braccio destro del creatore dell’Isola, uomo cinico e ambiguo che ha abbandonato il mondo civile per mettersi al servizio del male e della morte, grande organizzatore delle sconvolgenti attrazioni messe a disposizione dei clienti di quel folle parco dei divertimenti. La storia è narrata con una scrittura secca ma non banale, l’uso della prima persona che  immerge totalmente il lettore nella vicenda. Le atmosfere mi hanno ricordato certe storie di Fleming, con un esotismo che dissimula la fascinazione dei luoghi con l’inferno che gli uomini sono in grado di crearsi ovunque. Proprio il contrasto tra l’inferno in terra costruito in un paradiso incontaminato è una dimensione che riporta a Rousseau e che lascia intendere le ambizioni di chi l’ha scritto. Gli “uomini superflui” sono inevitabilmente gli ultimi tra gli ultimi, i poveri, i disperati, i paria del terzo mondo che il sistema capitalistico, del quale il fondatore dell’Isola ne è la sfacciata rappresentazione, vede esclusivamente come merce. Il passo degenerativo però è nel concetto di base che sta nel destino dei superflui perchè la loro vita non ha più un valore, neanche simbolico. E’ la morte, la cessazione di un’esistenza inutile e improduttiva l’unica moneta di scambio che possono inconsciamente offrire. Chi si reca sull’Isola per cacciare, seviziare, torturare o smembrare un essere umano, non compra la vita ma la morte. Una barriera definitiva dove anche l’ultimo rifugio viene mercanteggiato. Il protagonista, il Capitano è un uomo che ha stoicamente accettato tutto ciò nel nome di un benessere del quale ne riceve solo un parziale godimento. Il protagonista, malgrado la sua intelligenza e i suoi momenti di tormento interiore, è schiavo volontario di un sistema al quale, infine, non vuole rinunciare. In questo, il Capitano è uno specchio inquietante nel quale ognuno di noi può specchiarsi.

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Informazioni su Fabri

Lavoro per sfamarmi, scrivo per vivere. Dietro questo motto si presenta Fabrizio Borgio che nasce prematuramente nella città di Asti il 18 giugno 1968. Appassionato di cinema e letteratura, affina le sue passioni nell’adolescenza iniziando a scrivere racconti. Trascorre diversi anni nell’Esercito. Lasciata l’uniforme, bazzica gli ambienti artistici astigiani, segue stages di sceneggiatura con personalità del nostro cinema, tra cui Mario Monicelli, Giorgio Arlorio e Suso Cecchi d’Amico. Collabora proprio come sceneggiatore e soggettista assieme al regista astigiano Giuseppe Varlotta. La fantascienza, l’horror, il mistero, il fantastico “tout court”, gialli e noir sono i generi che maggiormente lo coinvolgono e interessano. Esordisce partecipando con un racconto breve al concorso letterario “Il nocciolino” di Chivasso e ricevendo il premio della giuria. Ha pubblicato Arcane le Colline nel 2006 e La Voce di Pietra nel 2007. Per Fratelli Frilli Editori pubblica nel 2011 Masche (terzo classificato al festival Lomellina In Giallo) e nel 2012 La morte mormora. Nel 2014 esce Vino rosso sangue, il primo noir che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo. Nei primi mesi del 2016 esordisce con la Acheron Books di Samuel Marolla e pubblicherà in formato elettronico e cartaceo il romanzo IL SETTIMINO, terza avventura dell'agente speciale del DIP Stefano Drago. Dal 2015 è membro della Horror Writers Association. Sposato, vive a Costigliole d'Asti sulle colline a cavallo tra Langhe e Monferrato con la sua famiglia e un gatto nero di nome Oberyn, dove oltre a guadagnarsi da vivere e scrivere i suoi romanzi, milita nella locale sezione della Croce rossa Italiana come soccorritore. Membro ONAV è anche assaggiatore di vino.

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