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Noir in musica, i Portishead

C’era una volta Bristol, umido centro d’Albione a due ore di treno dalla capitale. Sul finire degli ani ’80 a Bristol era nato il Wild Bunch, un gruppo di dj, musicisti, produttori, writer e rapper. La Città è un fermentante crogiolo di culture così distanti e così vicine. Resiste il punk bianco, palpita il raggae, il funk, il soul delle comunità nere inglesi. Dal Wild bunch cominciano a emergere i nomi più interessanti e talentuosi di questa nuova scena; i Massive Attack, per esempio, Tricky, altro nome di spicco di certo undeground. Sebbene con miscele diverse, cominciano a codificarsi alcune caratteristiche, come un’uso sapiente e sofisticato dell’elettronica, la reinvenzione dell’improvvisazione jazz, che diventa acido e i recuperi di sonorità apparentemente distanti anni luce dalle sale da ballo e club di questo sottobosco culturale e musicale. Ritroviamo così archi campionati e soundtrack di film thriller e di spionaggio. In anni dove la techno ossessiona le notti dei giovani di fine millennio, da Bristol decolla il Trip hop. Abbandonati i ritmi da cassa esasperata, il Trip hop è più rilassato, onirico, atmosferico. A Bristol infine c’è anche Geoff Barrow un giovane polistrumentista con un pedigree di tutto rispetto, che lo vede lavorare al fianco di nomi ricorrenti della scena trip-hop, dai sopracitati Massive Attack e Tricky a Neneh Cherry e Depeche Mode. Incontra sulla sua strada Beth Gibbons, cantante da pub, minuta, sommessa, con una voce soul bassa e profonda ma ricca di un fuoco interiore palpitante. Nascono così i Portishead ,dal nome della località dove Barrow da giovane aveva più volte trascorso le vacanze. Il gruppo si presenta come un vero e proprio progetto artistico curato fin nei minimi particolari, dal logo alla produzione dei videoclip, con una preferenza per un elegante bianco nero e un immaginario vintage che strizza elegantemente l’occhio alle atmosfere dei film musicati da John Barry e Bernhard Hermann, il primo realizzatore delle soundtracks di James Bond, il secondo collaboratore di Hitchcock.

Geoff Barrow e Beth Gibbons

Paradigmatico manifesto dell’estetica e delle passioni dei Portishead è il cortometraggio datato 1994 To Kill a Dead man, che oltre a fornire supporto video all’omonimo brano, costruisce un plot noir efficace e tormentato.

Da quella produzione, seguirà lo stesso anno l’uscita del primo album, Dummy dove le atmosfere e suggestioni suggerite dall’esordio di To Kill a dead man, sono confermate e sviluppate in una sorta di concept album filosofico. Musiche quindi noir, sulfuree, dense di richiami al passato ma intrise di una inquietudine che rimanda alle estranianti e oniriche pellicole di Lynch. Una ideale colonna sonora per le contaminazioni di genere che dai creativi e inquieti ’90’s di Bristol, si riverberano ancora adesso tra le pagine virtuali e o cartacee della narrativa attuale.

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Informazioni su Fabri

Lavoro per sfamarmi, scrivo per vivere. Dietro questo motto si presenta Fabrizio Borgio che nasce prematuramente nella città di Asti il 18 giugno 1968. Appassionato di cinema e letteratura, affina le sue passioni nell’adolescenza iniziando a scrivere racconti. Trascorre diversi anni nell’Esercito. Lasciata l’uniforme, bazzica gli ambienti artistici astigiani, segue stages di sceneggiatura con personalità del nostro cinema, tra cui Mario Monicelli, Giorgio Arlorio e Suso Cecchi d’Amico. Collabora proprio come sceneggiatore e soggettista assieme al regista astigiano Giuseppe Varlotta. La fantascienza, l’horror, il mistero, il fantastico “tout court”, gialli e noir sono i generi che maggiormente lo coinvolgono e interessano. Esordisce partecipando con un racconto breve al concorso letterario “Il nocciolino” di Chivasso e ricevendo il premio della giuria. Ha pubblicato Arcane le Colline nel 2006 e La Voce di Pietra nel 2007. Per Fratelli Frilli Editori pubblica nel 2011 Masche (terzo classificato al festival Lomellina In Giallo) e nel 2012 La morte mormora. Nel 2014 esce Vino rosso sangue, il primo noir che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo. Nei primi mesi del 2016 esordisce con la Acheron Books di Samuel Marolla e pubblicherà in formato elettronico e cartaceo il romanzo IL SETTIMINO, terza avventura dell'agente speciale del DIP Stefano Drago. Dal 2015 è membro della Horror Writers Association. Sposato, vive a Costigliole d'Asti sulle colline a cavallo tra Langhe e Monferrato con la sua famiglia e un gatto nero di nome Oberyn, dove oltre a guadagnarsi da vivere e scrivere i suoi romanzi, milita nella locale sezione della Croce rossa Italiana come soccorritore. Membro ONAV è anche assaggiatore di vino.

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