Pubblicato il

Detour Deviazione per l’inferno, di Edgar G. Ulmer

DetourParlando di cinema noir è impossibile non iniziare con Detour, Deviazione per l’inferno in italiano, del regista di origine austriaca Edgar G. Ulmer. Ulmer, personalità straordinariamente eclettica nel mondo del cinema vanta un carnet di collaborazioni importanti, prima fra tutte la sua assistenza a Murnau. Si è sempre mosso nel mondo precario e difficoltoso dei B movies, delle produzioni povere e risicate di costi e di tempi, affinando in questo modo un’abilità registica riconosciuta tardivamente.

espressionismo tedesco nel cinema USA

Detour è un film povero, scarno; girato in sei giorni, con due ambienti a disposizione per il girato d’interni e 20.000 dollari di budget, col quale Ulmer rende un omaggio epistemiologicamente perfetto di noir trasposto sul grande schermo.

Narrato in prima persona, attraverso una serie di flashback evocati dal monologo interiore del protagonaista, Detour racconta la storia disperata di Al Roberts, pianista di night club che da New York deve raggiungere la sua fidanzata Sue a Los Angeles. Senza disponibilità, Al s’incammina facendo autostop. La fortuna sembra arridergli quando viene caricato da Haskell, un uomo facoltoso che gli racconta di come una ragazza che aveva precedentemente caricato, avesse reagito a una sua avance graffiandogli il viso. La sagra dell’assurdo che segnerà la vicenda e l’esistenza del protagonista, inizia quando Haskell chiede di essere sostituito alla guida. Al accetta e quando decide di svegliare l’altro, si accorge che l’uomo è morto nel sonno. Spaventato, Al nasconde il cadavere, s’impossessa di documenti e denaro e fugge. Facendo tappa in un motel, conosce Vera, la ragazza che Haskell aveva tentato di sedurre. La giovane, smascherato Al, lo ricatta e lui, in un assurdo incidente, uccide inconsapevolmente Vera. Da quel momento, il protagonista sprofonderà in un incubo senza scampo.

Tom Neal, intenso “loser” del noir cinematografico

Vicenda dai toni Kafkiani, dove l’espressionismo tedesco del quale Ulmer è stato attivo protagonista, mette la sua potenza visiva al servizio dell’ hard boiled statunitense, Detour è un film che anticipa la realtà ambigua e stravolta di David Lynch, dove l’ineluttabilità del caso e del destino demoliscono dall’esistenza ogni parvenza di logica e stabilità. Ogni singolo evento nella vita di Al Roberts e in quella degli altri protagonisti, sembra oppresso da una negatività di fondo che diventa un occhio cupo e disincantato su una dimensione di pessimismo cosmico imperante. L’amore con Sue. “Io e te siamo una squadra ma una squadra di serie B” alla fiducia nel prossimo e nelle donne, quando Haskell le definisce “gli animali più pericolosi del mondo” e “Piccole streghe capaci di far impazzire un ragazzo...” l’indifferenza del mondo davanti ai suoi virtuosismi pianistici nel night, mentre una clientela anonima, discorre indisturbata. Vi si legge uno spirito dell’ inevitabile simile anche a certo cinema di Bergman o di Trier, dove il senso di colpa sembra introdurre un concetto di disperazione vicino a Kierkegaard. Tutto in Detour tende a ribaltarsi, a partire in una direzione e, appunto deviare inevitabilmente da un’altra. Il senso stesso di viaggio, Il viaggio per antonomasia dela tradizione americana, la traversata dalla east Cost alla Wesy Coast perde la sua funzione metaforica di crescita e riscoperta di se stessi per diventare un calvario terribile verso l’inarrestabile discesa agli inferi, degenerando. Se nella traversata di Al, qualcuno vi ha visto degli echi di epica greca; nel quale l’anti eroe è una sorta di moderno e disincantato Ulisse e dove Vera potrebbe sembrare una sorta di Circe alcolizzata è altrettanto vero che l’odissea di Detour non prevede ritorni a Itaca e la meta ultima si trasforma più in un limbo simile al’Ade, richiamata anche da alcune fumose sequenze avvolte da una nebbia che toglie ogni prospettiva ai suoi viaggiatori. L’inarrestabile meccanismo del destino, sembra non lasciare fiato anche nel finale, sottolineato da un piano sequenza della durata di cinque minuti.

Un piccolo grande capolavoro, soggetto di culto per cinefili e cineasti eccellenti; visione che non può mancare ad appassionati di cinema e di noir.

Annunci

Informazioni su Fabri

Lavoro per sfamarmi, scrivo per vivere. Dietro questo motto si presenta Fabrizio Borgio che nasce prematuramente nella città di Asti il 18 giugno 1968. Appassionato di cinema e letteratura, affina le sue passioni nell’adolescenza iniziando a scrivere racconti. Trascorre diversi anni nell’Esercito. Lasciata l’uniforme, bazzica gli ambienti artistici astigiani, segue stages di sceneggiatura con personalità del nostro cinema, tra cui Mario Monicelli, Giorgio Arlorio e Suso Cecchi d’Amico. Collabora proprio come sceneggiatore e soggettista assieme al regista astigiano Giuseppe Varlotta. La fantascienza, l’horror, il mistero, il fantastico “tout court”, gialli e noir sono i generi che maggiormente lo coinvolgono e interessano. Esordisce partecipando con un racconto breve al concorso letterario “Il nocciolino” di Chivasso e ricevendo il premio della giuria. Ha pubblicato Arcane le Colline nel 2006 e La Voce di Pietra nel 2007. Per Fratelli Frilli Editori pubblica nel 2011 Masche (terzo classificato al festival Lomellina In Giallo) e nel 2012 La morte mormora. Nel 2014 esce Vino rosso sangue, il primo noir che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo. Nei primi mesi del 2016 esordisce con la Acheron Books di Samuel Marolla e pubblicherà in formato elettronico e cartaceo il romanzo IL SETTIMINO, terza avventura dell'agente speciale del DIP Stefano Drago. Dal 2015 è membro della Horror Writers Association. Sposato, vive a Costigliole d'Asti sulle colline a cavallo tra Langhe e Monferrato con la sua famiglia e un gatto nero di nome Oberyn, dove oltre a guadagnarsi da vivere e scrivere i suoi romanzi, milita nella locale sezione della Croce rossa Italiana come soccorritore. Membro ONAV è anche assaggiatore di vino.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...