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L’anello debole, di Piera Carlomagno

Sinossi dalla pagina Amazon del romanzo:

Una bellissima infermiera viene trovata ammazzata, con un solo proiettile in mezzo alla fronte, al Ponte della Maddalena a Napoli. L’indagine porta il commissario Ernesto Baricco a indagare su una lobby affaristica che ha come centro Villa delle Orchidee, fiore all’occhiello della sanità privata campana. Tra società fallite, finanziarie estere, consulenti che risucchiano fiumi di denaro e professionisti specializzati nel lavoro sporco, Baricco si ritroverà a scavare nel passato della donna e – aiutato dall’avvocato Federico Brizzi e dalla giornalista de Il Mattino Annaluce Savino – scoprirà una terribile verità che farà tremare i palazzi del potere

L’equilibrio sempre pericolante tra l’anima di un luogo, una città o un popolo e lo stereotipo è un esercizio delicato e periglioso. Si rischia costantemente di finire nella macchietta, nel luogo comune o per contro in una narrazione sterile e senza anima, capace di levare corpo, sostanza e capacità evocativa allo spirito della storia.

L’anello debole, di Piera Carlomagno, evita abilmente tutti i pericoli sopra elencati e ci regala un giallo/noir d’ambientazione campana e partenopea senza scadere nel folklore scontato. La Napoli dolente ma vitale che fa da sfondo a questa complessa vicenda di tragedie famigliari, grande criminalità, speculazioni e corsa al riscatto sociale è una metropoli che non rinuncia alla sua tipicità senza svendersi con immagini e immaginari triti e a volte sminuenti. Una napoli invernale, che rinuncia al Golfo, al mare chiaro e a tutta la panoplia che ha per alcuni versi ristretto la visione ricca e complessiva di una realtà multiforme, complessa e sfaccettata come quella della Campania.

L’intreccio segue il rigore puntiglioso del reportage, dal quale traspare l’abilità dell’autrice in quanto giornalista ma riesce a donarci una narrazione più ricca e per molti versi più “alta” e “letteraria” arricchendo uno stile altrimenti secco e asciutto.

I personaggi emergono con dovizia senza che il filo dell’indagine si disperda in mille inutili rigagnoli. Ogni protagonista è tratteggiato con pennellate sapienti e incisive. Dote rara e pregevole e poi abbiamo il commissario Baricco, a sorpresa un conterraneo; un ligio funzionario piemontese trapiantato a Napoli, città così vicina e così lontana dalla quale non può che farsi amorevolmente adottare. Il quadro che emerge man mano è di straordinaria varietà, un mosaico affascinante di luoghi e situazioni che si assemblano in un caso che intreccia in una sola, solida trama l’onnipresente piaga camorrista, l’ipocrita complicità degli interessi economici settentrionali, le piccole e grandi tragedie degli ultimi e degli emarginati quali serbatoio di bassa manovalanza criminale e la voragine senza fondo delle speculazioni nel business della sanità; poi a sorpresa un’anima che affonda le sue radici in una paganità tanto antica quandto ancora trapiantata saldamente nella cultura del posto e che rende la regione tra le più decantate e solari del nostro martoriato stivale, uno scrinio innovativo di suggestioni e inedite atmosfere che non hanno potuto far altro che stregarmi. Addentratevi nella storia dell’Anello debole, tortuosa come i vicoli, dolente come le pene che il Sud patisce da secoli ma geniale come lo spirito e l’intelligenza di chi, in queste terre è nato. Serve. E’ utile, istruttivo e ammirevole.

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Informazioni su Fabri

Lavoro per sfamarmi, scrivo per vivere. Dietro questo motto si presenta Fabrizio Borgio che nasce prematuramente nella città di Asti il 18 giugno 1968. Appassionato di cinema e letteratura, affina le sue passioni nell’adolescenza iniziando a scrivere racconti. Trascorre diversi anni nell’Esercito. Lasciata l’uniforme, bazzica gli ambienti artistici astigiani, segue stages di sceneggiatura con personalità del nostro cinema, tra cui Mario Monicelli, Giorgio Arlorio e Suso Cecchi d’Amico. Collabora proprio come sceneggiatore e soggettista assieme al regista astigiano Giuseppe Varlotta. La fantascienza, l’horror, il mistero, il fantastico “tout court”, gialli e noir sono i generi che maggiormente lo coinvolgono e interessano. Esordisce partecipando con un racconto breve al concorso letterario “Il nocciolino” di Chivasso e ricevendo il premio della giuria. Ha pubblicato Arcane le Colline nel 2006 e La Voce di Pietra nel 2007. Per Fratelli Frilli Editori pubblica nel 2011 Masche (terzo classificato al festival Lomellina In Giallo) e nel 2012 La morte mormora. Nel 2014 esce Vino rosso sangue, il primo noir che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo. Nei primi mesi del 2016 esordisce con la Acheron Books di Samuel Marolla e pubblicherà in formato elettronico e cartaceo il romanzo IL SETTIMINO, terza avventura dell'agente speciale del DIP Stefano Drago. Dal 2015 è membro della Horror Writers Association. Sposato, vive a Costigliole d'Asti sulle colline a cavallo tra Langhe e Monferrato con la sua famiglia e un gatto nero di nome Oberyn, dove oltre a guadagnarsi da vivere e scrivere i suoi romanzi, milita nella locale sezione della Croce rossa Italiana come soccorritore. Membro ONAV è anche assaggiatore di vino.

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