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Ovunque tu vada (Farfalle) di Katia Tenti

OvunqueTuVada

Sinossi (dal sito dell’editore Marsilio)

Il Pubblico Ministero Jakob Dekas, al riparo dal caldo umido che attanaglia Bolzano in pieno agosto, riceve una visita inattesa: è Milena Roman, una vecchia conoscenza, a chiedere aiuto. Il suo ex fidanzato è uno stalker, la tormenta, la tempesta di telefonate, si apposta sotto casa, compare e scompare nel suo bus ogni giorno. Dekas si secca, convinto che l’uomo in realtà non commetta alcun reato. Dopo qualche mese, il cadavere del vecchio
Otto Pixner viene ritrovato in pieno inverno nel giardino di Villa Clemens, residenza delll’avvocato Lukas Plattner, amico fidato con cui condivideva la passione per il gioco d’azzardo. Un malore, uno svenimento, e l’assideramento durante la notte. Tutto normale, se non fosse per un sospetto del medico di base del vecchio che richiede l’autopsia. Una giovane donna accusa un prete di aver abusato di lei quando era ancora ragazzina: per anni la violenza sarebbe rimasta confinata in chissà quale meandro nascosto della sua psiche, per poi riaffiorare gradualmente, grazie
all’aiuto di una psicoterapeuta. Tre casi che impegnano il pm Dekas, all’apparenza distanti, ma che nascondono i segreti di una comunità benpensante e piccolo borghese dietro la bellezza incantata delle Dolomiti.

Si è più volte discusso su come una componente importante della narrativa di genere italiana, sia contraddistinta da una compenente locale che fa la differenza. Nel caso di Camilleri diventa cifra semantica e linguistica, Morchio riesce a evocare questa caratteristica attraverso il paesaggio urbano di Genova; altri autori estrapolano la natura a volte agghiacciante della provincia italiana proprio attingendo alla cultura del territorio, come per esempio Gastoldi, Varesi o Alessandro Reali.

Ovunque tu vada, di Katia Tenti l’ho incontrato per la prima volta in una libreria di Merano e acquistato dopo il classico esame del lettore curioso: incipit e la lettura fugace di un paio di paragrafi presi a caso, pagg. 42 e 69 se non ricordo male.

Credo che una scrittura come quella della Tenti, secca ma non cronachistica, avvolgente ma senza pesantezza, profonda ed emotiva come è lo stile  femminile; risenta profondamente del suo essere Alto Atesina. Al di la’ dei casi di cronaca reale che hanno ispirato il romanzo, è proprio il vivere in una realtà bivoca, altalenante tra i mondi contrastanti del Sud Tirolo e il Trentino. Tutti i personaggi dell’intricata vicenda della Tenti vivono questo costante contrasto a partire da Jakob Dekas, il PM protagonista. Uomo affascinante, intelligente, ruvido e rigoroso, trattato dalla famiglia germanofona come una specie di rinnegato a causa della sua scelta di abbandonare il paese e la “sua gente” per proseguire tutt’altra carriera, andando a studiare giurisprudenza all’università di Padova; in quella Padova sconquassata dagli anni di piombo che lasceranno un marchio indelebile sulle sue memorie. Un uomo che oltre una freddezza che sembra a un passo dallo stereotipo, svela sfaccettature complesse e interessanti, una passione sensuale, l’amore per la musica classica, l’alta fedeltà e Kubrick; trovando in me, così, un suo fan senza se e senza ma.

L’attività investigativa del PM è finalmente resa con competenza e realismo. I tre casi che intersecano la vita del magistrato non sono direttamente correlati tra di loro ma compongono tutti assieme il mosaico di una provincia bolzanina costruita in una sorta di eco sistema sociale e culturale che riesce a essere nello stesso tempo tremendamente altro e insieme famigliare.

Il femminicidio, l’abuso su minori e uno squallido, agghiacciante assassinio per motivi d’interesse economico sono mali contemporanei che imbrattano quotidianamente la cronaca e Katia Tanti li narra e sviscera con minuzia chirurgica, rendendo palesi sempre quei contrasti, quelle tensioni duali che da sempre contraddistinguono la sua splendida terra.

Il romanzo ha un andamento  armonico e non rinuncia a quello stato di tensione costante degna di un navigato thriller anglosassone. A tal proposito, basta leggere il capitolo del pedinamento in Austria e  che ne fa, nel complesso  una lettura coinvolgente e caldamente consigliata.

 

 

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Informazioni su Fabri

Lavoro per sfamarmi, scrivo per vivere. Dietro questo motto si presenta Fabrizio Borgio che nasce prematuramente nella città di Asti il 18 giugno 1968. Appassionato di cinema e letteratura, affina le sue passioni nell’adolescenza iniziando a scrivere racconti. Trascorre diversi anni nell’Esercito. Lasciata l’uniforme, bazzica gli ambienti artistici astigiani, segue stages di sceneggiatura con personalità del nostro cinema, tra cui Mario Monicelli, Giorgio Arlorio e Suso Cecchi d’Amico. Collabora proprio come sceneggiatore e soggettista assieme al regista astigiano Giuseppe Varlotta. La fantascienza, l’horror, il mistero, il fantastico “tout court”, gialli e noir sono i generi che maggiormente lo coinvolgono e interessano. Esordisce partecipando con un racconto breve al concorso letterario “Il nocciolino” di Chivasso e ricevendo il premio della giuria. Ha pubblicato Arcane le Colline nel 2006 e La Voce di Pietra nel 2007. Per Fratelli Frilli Editori pubblica nel 2011 Masche (terzo classificato al festival Lomellina In Giallo) e nel 2012 La morte mormora. Nel 2014 esce Vino rosso sangue, il primo noir che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo. Nei primi mesi del 2016 esordisce con la Acheron Books di Samuel Marolla e pubblicherà in formato elettronico e cartaceo il romanzo IL SETTIMINO, terza avventura dell'agente speciale del DIP Stefano Drago. Dal 2015 è membro della Horror Writers Association. Sposato, vive a Costigliole d'Asti sulle colline a cavallo tra Langhe e Monferrato con la sua famiglia e un gatto nero di nome Oberyn, dove oltre a guadagnarsi da vivere e scrivere i suoi romanzi, milita nella locale sezione della Croce rossa Italiana come soccorritore. Membro ONAV è anche assaggiatore di vino.

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