Lo Stato di ebbrezza, di Valerio Varesi

Definendolo un noir della Repubblica mi sembra coerente rebloggare la recensione anche sul Taccuino giallo. Doverosamente.

Taccuino da altri mondi

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Vecchie bagasce pentite, ecco cosa siamo adesso. Ballerini con l’artrite ai piedi, ubriachi senza più un trillo, uno zompo, un saltello. Zavorrati come trichechi spiaggiati tremolanti di lardo e di trippe. Ci sta passando sopra la testa un’intera generazione al galoppo. Saltano oltre che sembriamo una siepe di Ascot. Mica son simpatici. Ci han cacciato a ringhi prima di infilarsi nella carcassa puzzolente dell’Italia, che è tutta la loro eredità. Non ce lo perdonano di aver spolpato le migliori pezzature! Quattro ossa da leccare è tutto quel che gli resta. Le frattaglie, altro che quelle! Abbiamo consumato anche la loro parte di banchetto: ricchezza, terra, petrolio, ossigeno ..Han solo dei debiti e da farsi un culo. Una pattumiera dopo le gozzoviglie, ‘sto pianeta, coi suoi ottanta miliardari a sbafare e tutti gli altri a leccare gli avanzi sul pavimento prendendosi calcagnate.Digeritevi le pleuri, la milza e i rognoni!…

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Di torri dorate, ignoranza e sogni perduti, (parte seconda)

Prosegue la disgressione…

Taccuino da altri mondi

Nel post precedente avevo concluso citando Steve Jobs, forse primo personaggio/icona a essersi spento nel XXI secolo. Quello che lasciò il proprio testamento spirituale durante il celebrato discorso alla Stanford University, ricordate? “Stay hungry stay foolish“…Ci sarebbe da aprire tutto un discorso, complesso e controverso sui malintesi nati dalle parole di Jobs, su quanto abbia avuto ragione per alcuni versi e per altri la stragrande maggioranza dei suoi estimatori (a parole) si rinneghino con i fatti ma andrei OT e le questioni che sto squadernando in questi post sono già di per se’ labirintiche.

La contraddizione colossale nasce dal fatto inequivocabile che più nessuno ha fame. La fame di sapere si è estinta e se non del tutto è sulla buona strada. Ora non è così scontato risalire a questo falso senso di sazietà che ci sta portando a diventare un popolo di analfabeti funzionali. Entra…

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Di torri dorate, ignoranza e sogni perduti (parte prima)

Visto che si tratta di letteratura di genere nella sua accezione più ampia, è doveroso estendere il post anche sul Taccuino Giallo

Taccuino da altri mondi

“la cultura (e la sua sorgente, la scuola) andrebbero rispettate e aiutate in modo diverso. Accettiamo responsabilmente i sacrifici, ma non quello dell’intelligenza. Stefano Benni”

Piccola introduzione biografica.

Provengo da una famiglia modesta ma dignitosa. Mio padre era un pasticciere, mia madre dopo una vita da commessa aveva aperto un bar. Artigiani e commercianti. Classe 1933 lui 1938 lei. Mia madre era la maggiore di tre figli e sebbene fosse la più dotata nello studio, i suoi avevano deciso che smettesse per aiutare la famiglia, fermandone la scolarizzazione alla quinta elementare. Mio padre, figlio di mezzo di tre ma unico maschio aveva frequentato una scuola professionale, aiutando il padre in vigna. Sapeva fare un po’ di tutto: piccoli impianti elettrici, riparazioni idrauliche, una buona mano da falegname. Aveva in fondo uno spirito avventuroso che l’aveva portato a fare la piccola vedetta per i partigiani, il boxeur, il sergente telegrafista negli…

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Tutto quel rosso, di Cristiana Astori

Sinossi dalla pagina Amazon della versione ebook.

Susanna, studentessa fuori corso, si mantiene agli studi lavorando come portinaia in un collegio femminile. Là una notte assiste all’omicidio di una ragazza e scorge in uno specchio la sagoma dell’assassino. Ma quando si rende conto che il delitto ricalca una scena del più famoso film di Dario Argento, argomento fra l’altro della sua tesi di laurea, tutto le appare ancora più raccapricciante. Forse, suo malgrado, sta interpretando un ruolo nel copione che qualcuno sta scrivendo col sangue? Perché la catena delle morti è solo all’inizio. Tormentata da crisi ricorrenti di narcolessia per un trauma nel suo passato, deve vincere l’angoscia e cercare di cambiare un finale già deciso per lei. E l’unico modo per riuscirci è imparare a vedere il rosso. Tutto quel rosso.
Un romanzo intriso di cinema come pochi, Tutto quel rosso, di Cristiana Astori è un caso lampante di letteratura che si commistiona alla metacinematografia. Troppo facile e riduttivo definirlo “citazionista” perchè non c’è la pennellata a mo’ di strizzatina d’occhio. C’è un’autentica contaminazione dove l’occhio cinematografico è parte integrante della narrazione. Due media che diventano empatici. L’azione proiettata sullo schermo supera la dimensione filmica e l’emulazione degli assassinii di Profondo rosso abbattono le barriere dimensionali. C’è una filosofia profondamente lynchiana in questo; le Strade perdute attraversano Torino e la vita della protagonista, Susanna Marino, studentessa fuori corso, frequentatrice di ambienti cinefili e di casi agghiaccianti.
La contaminazione citazionista che usa la Astori si struttura su più livelli, passa dal cinema alla televisione alla narrazione più stretta e l’intreccio di situazioni e protagonisti assume una meccanica spiazzante, molto simile alle relazioni dei personaggi de La scacchiera di John Brunner.
Fin’ora solo lei è riuscita a trasformare Torino in un palcoscenico così variegato, dove la morte che argentianamente attraversa la trama passa con disinvoltura dalla suspence di un thriller dotato di tutti i crismi agli echi da serial, con inseguimenti in stile Hazzard per le campagne della provincia.
Un’autrice di spicco del nostro panorama di genere, dotata di ottima formazione, capacità rara e una scrittura limpida e lineare come un solido pezzo rock.

Addio alla Baronessa del mistero: P.D.James

Appresa la notizia per radio, sulla strada di ritorno a casa, stasera non potevo non ricordare la celebre autrice britannica Phyllis Dorothy James la creatrice dell’ispettore Adam Dalgliesh e Cordelia Grey

Nata a Oxford il 3 agosto 1920, P.D.James aveva abbandonato le scuole a sedici anni, pochi anni dopo veniva assunta come impiegata all’ufficio delle imposte per poi diventare assistente teatrale. La vita di questa signora non è stata facile; sposa nel 1941 un medico militare che dopo la guerra accusa gravi disturbi mentali così che la giovane sposa sarà costretta a crescere le due figlie completamente da sola. Si accosta alla scrittura verso gli anni ’50 e il primo romanzo pubblicato vedrà le stampe nel 1962: Copritele il volto, il primo del ciclo dedicato all’ispettore Dalgliesh. Il romanzo funziona. Palesemente influenzato dagli schemi cari ad Agatha Christie è contraddistinto da uno stile elegante, a tratti soffuso e da una buona caratterizzazione dei personaggi.

Seguirà l’anno dopo Una mente per uccidere poi una produzione discontinua che proseguirà fino al 2013 con Morte a Pemberley ultimo romanzo scritto dall’autrice. Nella sua carriera ha potuto fregiarsi tre volte del Silver Dagger Award il “secondo” premio del prestigioso Golden dagger Award assegnato dalla Crime Writers association e sia il Macavity Award che il Cartier Diamond Dagger nel 1987.

Una figura di primo piano per la letteratura di genere alla quale perdono anche il suo essere conservatrice e autorevole membro permanente della camera dei Lord per i tories! Scherzi a parte, sul Taccuino giallo non poteva mancare un ricordo per questa importante penna. Buon riposo mylady.

 

Liebster award per il Taccuino giallo

liebsterblogaward

Come ogni meme che si rispetti, anche questo deve seguire delle semplici regole:
* Ringraziare la persona che ci ha nominato linkandone il post o il blog, subito un grazie a Diego Agosto e al suo anticonvenzionale blog Silverfish imperetrix
* Esporre il logo del meme
Doverosamente e con malcelato orgoglio

* Rispondere alle 11 domande stabilite dalla persona che ha dato il premio

Pronti:

1) Perché hai deciso di aprire un blog?Perchè è uno strumento eccellente per poter disquisire di tutto ciò che mi piace, interessa e appassiona oltre che un’ottima palestra per esercitare la scrittura non soltanto in forma narrativa.

2) Potessi tornare indietro nel tempo per cambiare una sola cosa nella tua vita, cosa faresti?Quando finite le medie su incessanti pressioni famigliari avevo ceduto iscrivendomi a un Istituto tecnico Industriale. Scuola che non mi piaceva e non mi interessava minimamente. Volevo fare il Liceo classico!

3) La prima volta che hai avuto davvero paura.Una sera in campagna, ascoltando uno zio raccontare di una sua esperienza a una seduta spiritica. Ero agghiacciato.

4) Slow food, Fast Food o Junk Food?Per la carità, potendo scegliere Slow food tutta la vita ma raramente è possibile.

5) Hai la possibilità di spendere centomila euri. Cosa compri?Una cantina, sforzandomi di dare il mio contributo al territorio.

6) Piatto preferito.Risotto in qualsiasi maniera

7) Una cosa che proprio non sopporti.La prepotenza dei ricchi disonesti

8) Hai la possibilità di esprimere un solo desiderio. Quale? (Ma il genio della lampada non vuole sentire roba da Miss Italia, tipo sconfiggere la fame nel mondo e simili)Vivere dignitosamente di ciò che scrivo.

9) Qual è la cosa più brutta che hai detto a un’altra persona o che qualcuno ti ha detto.Accontentiamo entrambe le campane; che ho detto io: una bestemmiona durante un litigio; che mi hanno detto, una ex: c’è qualcosa in te che attira le donne verso altri uomini.

10) C’è stato almeno un libro del quale non sei riuscito a raggiungere la fine? Quale e perché.Dall’Albero al Labirinto di Umberto Eco. Un saggio dottissimo ma esageratamente specialistico. Mi mancavano delle basi per proseguirlo sensatamente ma un giorno lo affronterò di nuovo…

11) Il peggior film che tu abbia mai visto e il peggior disco che tu abbia mai ascoltato.Un tè con Mussolini, di Zeffirelli. Talmente brutto e con una recitazione al limite del ridicolo, da imbarazzare lo spettatore. Per il disco mi viene in mente The Invisible touch: plasticosissimo e molto anni ’80; se si guarda a quel che erano i Genesis prima, crolla miseramente all’ascolto.

* Postare 11 informazioni su me stesso

  1. Sono nato prematuro di sette mesi e questa cosa in Piemonte ha un suo perchè. La leggenda vuole che si posseggano poteri particolari. L’unica cosa che giustifica la mia condizione fin’ora però é un’abilità istintiva nei massaggi e le mani perennemente calde.
  2. Sono maniaco degli impermeabili, ne ho alcuni di diverse fogge e non vedo mai l’ora che il meteo mi permetta d’indossarli.
  3. Coltivo la cavalleria, la pratico incurante di passare per desueto o eccentrico e non la considero una forma gentile di maschilismo
  4. Nella lettura faccio convivere serenamente sia ebook che libri cartacei e considero la diatriba tra i due formati una questione sterile e inutile.
  5. A dispetto della nascita prematura, sono arrivato tardi ad alcuni, fondamentali piaceri della vita come il sesso e l’alcool ma l’importante è arrivarci
  6. Ho servito il mio paese per anni sotto le armi ma ho un’idea estremamente personale del patriottismo e che attualmente non si conciglia con quel che è diventata l’Italia.
  7. Sono fermamente convinto che se non mi fossi messo a scrivere sarei una persona profondamente diversa e probabilmente peggiore.
  8. Sono appassionato di horror. Più è angoscioso, violento e sanguinoso e più mi piace. Questo fa di me una persona estremamente calma, pacata e pacifica.
  9. Sono un soccorritore volontario della Croce Rossa. L’unica opera di volontariato che faccio e della quale sono orgogliosamente fiero
  10. Posso resistere a tutto tranne che a un bel paio di gambe in autoreggenti
  11. Una serie di problemi alla schiena mi hanno abbassato di quasi quattro centimetri la statura.

* Creare 11 domande per le persone a cui si darà a sua volta il premio

  1. Cosa pensi della blogosfera oggi
  2. Credi nell’Europa come entità politica?
  3. Il tuo miglior pregio
  4. Il tuo peggior difetto
  5. Come vedi la letteratura di genere nel prossimo futuro?
  6. La tua idea di Cultura
  7. Se diventassi il Presidente del Consiglio quale sarebbe la tua prima riforma?
  8. La regione italiana che ti stuzzica di più la curiosità
  9. Cosa ne pensi dei premi come questo che hai ricevuto?
  10. Social preferito?
  11. Riassumiti in quattro aggettivi

* Scegliere altre persone da premiare tra i blogger con meno di 200 follower.

Fra le provincie

Lo spettatore indisciplinato

Redjack

Direi che è tutto e con rinnovata gratitudine e soddisfazione passo il testimone

Trappola a Porta Nuovo, di Rocco Ballachino

Compagno di scuderia, Rocco Ballacchino è un altro interessante esponente di quel neir che ho presuntuosamente auto nominato e nel quale, inserisco tranquillamente anche questo Trappola a Porta Nuova. Prima di proseguire, questa è la sinossi, tratta direttamente dal sito dell’editore:

Daniele Bagli, un impiegato dalla piatta quotidianità, vorrebbe vivere un “giorno perfetto” incontrando una misteriosa ragazza, conosciuta su Facebook, di cui non ha mai visto nemmeno una foto. Affascinato però dalle sue parole è rimasto impigliato in quella rete virtuale che sta per assumere le fattezze della realtà. La stazione di Porta Nuova dovrebbe ospitare il loro primo appuntamento ma Bambi, è quello il suo pseudonimo, non scenderà mai da quel treno in arrivo sul binario 13. Quando poi il protagonista scoprirà il tragico destino di quella donna inizierà a confrontarsi con i suoi assillanti sensi di colpa e con la sensazione, che si tramuterà poi in certezza, di essere vittima di una impietosa trappola che prevede la sua incriminazione per quel delitto. In una torrida Torino, emotivamente sconvolta da quell’evento, inizierà infatti una caccia all’uomo in cui Daniele, braccato dalle forze dell’ordine, si muoverà alla ricerca di una spiegazione, di una possibilità di salvezza ma, soprattutto, di un nemico verso cui indirizzare tutta la propria rabbia.

A fine romanzo, nella pagina dei ringraziamenti, l’autore cita tra gli altri, Feodor Dostoevskij e Alfred Hitchcock e in effetti, il romanzo, risente potentemente dei due maestri. L’aspetto saliente di Trappola a Porta Nuova (da ora in poi TaPN)è la sensazione di inesorabilità degli eventi che sembrano risucchiare il protagonista,Daniele Bagli, in un gorgo di disperazione; catapultandolo da un appuntamento sul quale si caricano innumerevoli aspettative, all’incubo angosciante di risultare colpevole di un efferato delitto. A questo primo livello della narrazione, ritroviamo un plot obiettivamente molto hitchcockiano tanto che nel capitolo in apertura, quando Daniele si reca a Porta Nuova, con un abito inadeguato e un tenero e impacciato mazzo di fiori per la bella misteriosa conosciuta su Facebook, mi era impossibile non figurarmi la scena attraverso un lungo piano sequenza, sullo stile di Nodo alla gola e nella mente questa musica immortale:
Curioso notare come anche in Nodo alla Gola, erano ravvisabili elementi introspettivi e ossessionanti che rimandavano a Delitto e Castigo.
L’odissea di Daniele Bagli è interamente vissuta dalla voce del protagonista che narra in prima persona, una scelta non scontata, che immerge il lettore in un coinvolgimento diretto e senza scorciatoie. Si vive la speranza, lo sgomento, l’angoscia senza filtri, direttamente sulla pelle di chi si racconta. Incredulità e paranoia si sviluppano senza posa. La trama si dipana in un crescendo che viene mitigato da uno stile estremamente corretto, pulito, limato, ai limiti di un manierismo che forse avrebbe avuto bisogno di qualche smussatura dal momento che era tutto raccontato in prima persona.
Come ci si aspetta, la progressione dell’indagine personale e l’incalzare degli eventi, accelerano e si moltiplicano man mano che ci si avvicina alla conclusione. L’unica forzatura che vi ho ravvisato ma che non inficia minimamente il piacere e la passione della lettura di TaPN è la complicità di un commissario che sembra sbucare dalla vicenda con un’urgenza artificiosa ma che è in fondo funzionale allo sviluppo degli eventi.
Il senso di oppressione che si respira per tutto il romanzo è veramente soffocante, la sagoma incombente del Fabbricato Viaggiatori, con la sua struttura fine ottoecentesca uno sfondo potente e caratterizzante che proietta un’ombra funerea su tutti i protagonisti e rende sicuramente Ballacchino una penna da tenere d’occhio nel panorama della Tori(noir) che sta sorgendo. Un neir assolutamente consigliato.

Il Noir,fascinazione estetica e realtà

Noir  va di moda. Il Noir va morbosamente di moda. Il Noir non è più Noir. Il genere Noir non è più un genere ma un aggettivo, la classica degenerazione nata dall’uso a sproposito del termine, dimenticando completamente codici, stilemi e regole. L’editoria ci sommerge di libri “noir” che visti in dettaglio sono quasi sempre altre cose: gialli, horror, mistery. Il Noir si è trasformato in un’etichetta multiuso e tutto ciò non gli rende giustizia. Stando alle definizioni consultabili su Wikipedia,il Noir è un sottogenere del poliziesco, che ha visto un particolare sviluppo tra gli anni ’20 e ’50 del secolo scorso; attraverso l’ Hard-Boiled ;per quel che concerne la narrativa statunitense e la noir fiction inglese e il polar francese in ambito europeo. A differenza del giallo, dove attraverso un meccanismo d’indagine si giunge alla risoluzione del caso, nel Noir, questa soluzione infine meccanica e lineare, non interessa o rimane comunque ininfluente per la resa e il significato della storia narrata. Se il poliziesco è l’affermazione positiva di un ordine costituito, con il bene e la legge che trionfano sul male, con una visione bipolare netta e a tratti ingenua e perbenista; il Noir racconta le zone d’ombra, l’altra campana, il male in tutte le sue ambiguità, la società e l’umanità nelle sue bassezze e meschinità. Nel Noir dogmatico, infatti esistono caratteristiche ben precise che con l’evolversi dei tempi e degli stili narrativi, ha finito poi con l’affrancarsi. La narrazione in prima persona, che immerge totalmente nel vissuto del personaggio, senza permettere uscite o divagazioni; l’assenza di lieto fine, a sottolineare l’ineluttabilità della vita; un occhio fosco, pesto e disincantato, dove ogni buon proposito è corrotto. Il Noir evolve velocemente nel romanzo di denuncia sociale ed è forse questa caratteristica che lo ha reso genere amato e controverso fino a giungere allo snaturamento che il mercato editoriale, sopratutto nostrano, sta perpetrando. Senza puntare il dito su singole opere, esiste una gamma di storie, al limite dello scimmiottamento dove si cita (leggi:copia) spudoratamente stile e atmosfere canonicamente Noir. Divertimenti ma sterili. La fascinazione estetica generata dagli ambienti fumosi, le luci al neon delle insegne di locali equivoci, dalle affascinanti e sensualissime Dark Ladies fasciate in abiti di raso e seta e protagonisti scalcagnati, duri, incattiviti dalla vita; è entrata intensamente in un certo immaginario collettivo, spostando l’attenzione dall’intento di denuncia insita nel genere all’estetizzazione fine a se stessa, che ha contaminato libri e film. Un esempio perfetto è Blade Runner. La Los Angeles del 2019 di Ridley Scott è molto più vicina alle città evocate da Hammet e Chandler che alle algide metropoli che la fantascienza figurava, questo almeno fino all’avvento del Cyberpunk, che del Noir ha pienamente sposato l’evocazione sociale e metropolitana. Se è vero che il Noir è un occhio spietato e disincantato sulla realtà, l’affascinante armamentario sopra descritto non sarebbe più funzionale. Oggi dove sono le Dark Ladies fasciate? Abbiamo veline e olgettine varie. I locali fumosi dove si ascolta jazz? Più facile che la stessa funzione sia svolta da posti chiassosi e pacchianamente alla moda come il Billionaire in Costa Smeralda, dove si balla latino americano o si ascoltano i tormentoni in vetta alle classifiche. Può un romanzo intriso di tutto questo, affascinarci alla stessa maniera?

Tutt’altro stile ma questo è l’oggi…

Forse, certo Noir, non dovrebbe più chiamarsi così ma più semplicemente Nostalgia. Nostalgia di un qualcosa che forse non è mai esistito ma che abbiamo sentito ugualmente. Come il protagonista del romanzo di Jeter, Noir, appunto, che ha scelto di filtrare la sua realtà e vedere il mondo come un vecchio film.

Vino Rosso Sangue: un calendario

Tematico e doveroso, il calendario costantemente aggiornato sulle attività ed eventi che interessano Vino rosso sangue e il suo autore lo trovate anche sul Taccuino Giallo.

Taccuino da altri mondi

Vino_rosso_sangue_per_web[1]Un altro colpo dal mio personale taccuino. Un post squisitamente di servizio, giusto per fare il punto della situazione sul versante delle famigerate presentazioni. Strumento primo e privilegiato di promozione e interazione tra autore, sua opera e pubblico.Perciò, sebbene di cose da dire e discutere sul blog ce ne siano a valanghe, ecco a voi il primo, parziale calendario di presentazioni del mio ultimo pubblicato:

  • 26/09/2014 Pavia, libreria Feltrinelli, via XX settembre, 21 h.18 a questo link tutti i dettagli
  • 10/10/2014 Savona, libreria Feltrinelli, via Astengo,11Evento rinviato per avverse condizioni meteo.
  • 10/10/2014 Carasco (GE), Antica trattoria Pedùn (cena a prenotazione) Evento rinviato per avverse condizioni meteo.
  • 19/10/2014 San Damiano d’Asti, birreria Q10, via Govone,4
  • 26/10/2014 Santo Stefano Belbo,Cantina h.16 Ca du Sindic,località San Grato,15
  • 09/11/2014 Partecipazione all’evento Capogiro d’acqua, Costigliole d’Asti, sala consigliare in via Roma
  • 22/11/2014 Casa del Popolo Santa Libera, via Angelo Brofferio,129, Asti…

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Introduzione

WP_20140515_001Il Taccuino giallo è una derivazione del mio Taccuino da altri mondi. Blog specifico e tematico, dedicato esclusivamente a gialli, noir, thriller e derivati.
Si preoccupa di segnalare, recensire e discutere sui generi letterari di maggior impatto nella narrativa nazionale.

Si tratta di una scelta meditata nel tempo, maturata sull’onda della trasformazione (o involuzione) delle piattaforme di blogging che sta interessando la rete nostrana. Il progetto è quello di specializzare il blog, rendendo in questo modo, entrambi i taccuini più coerenti con gli obiettivi e le tematiche di fondo.

I primi post saranno il risultato della migrazione di quelli dedicati al genere e inizialmente ospitati sul Taccuino da Altri mondi e man mano seguiranno quelli nuovi;un’occasione anche di recupero e riproposizione.