Fotogrammi di un massacro, di Maurizio Blini

Sinossi (direttamente dal sito dell’editrice)

Cinque donne uccise barbaramente in un centro estetico cinese mettono scompiglio in una Torino sonnecchiante e annoiata. Un massacro senza precedenti che mette in difficoltà la sezione omicidi della Questura subalpina falcidiata dalla malasorte. Già, perché i veri protagonisti delle indagini torinesi, ovvero, il commissario Alessandro Meucci e l’investigatore privato Maurizio Vivaldi, sono fuori gioco. Il primo, trasferito ad Asti per incompatibilità ambientale, il secondo, rinchiuso in carcere con l’accusa di omicidio.

Sullo sfondo le contraddizioni di una polizia a geometria variabile, con le sue virtù ma anche con i suoi pregiudizi, limiti, umori e fragilità.

Una storia dalle tinte forti che scava nell’inquietudine dell’animo umano e che saprà rapirvi.

Maurizio Blini appartiene a quella categoria di autori di gialli, noir e polizieschi che possiedono il raro dono di parlare con cognizione di causa. Ex poliziotto, ex investigatore, laureato all’Aquila in scienze dell’investigazione, l’autore possiede un background  completo che gli permette di costruire degli autentici polizieschi.

Fotogrammi di un massacro è il penultimo libro uscito dalla sua penna e in una trama variegata, ricca di sfaccettature attraverso la quale i protagonisti sembrano muoversi come dentro un labirinto: infinite vie da percorrere senza avere un’idea chiara di dove sia l’uscita; ritroviamo un’analisi dell’essere umano e delle sue disperazioni..

Le indagini sono minuziose e viziate da mille e più contrattempi che fanno calare il lettore nello sgomento. Difficile immaginare che la banalità dell’essere umano entri così in gioco nello svolgimento della vicenda ma questa è la cifra di Blini. L’elemento umano, la quotidianità, la banalità non sono cornici ma ingredienti che influenzano il quadro generale e tutto ciò contribuisce a un realismo davvero raro.

Le odissee umane che si intersecano sullo sfondo di un inspiegabile e cruento pluri omicidio  emergono con disarmante semplicità e costruiscono uno scenario talmente vicino al vivere reale da risultare imbarazzanti.

C’è un tratto neo realista in Blini che attraversa tutti i suoi libri e che alterna commedia e tragedia con la stessa leggera casualità che è tipica della vita. Ha uno stile pulito e lineare, a tratti colloquiale, la lettura sembra scorrere come una chiacchierata.

Sullo sfondo il mondo che cambia, la fisiognomia umana e sociale delle nostre città, la consapevolezza di una trasformazione che non può più essere ignorata, tanto meno e sopratutto dai tutori dell’ordine.

La definizione di poliziesco, per i romanzi di Blini è corretta e coerente come per pochi altri libri di genere. Avendo vissuto in prima persona il decorso della Polizia di Stato da corpo militare a organismo dipendente dal Ministero degli Interni, l’autore ha ben chiari i processi interni al corpo, i pregi, i difetti e le contraddizioni che emergono specialmente in un’epoca complessa come la nostra.

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