Destini in fumo di Achille Maccapani

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Sinossi (dal sito dell’editore): Archiviata l’operazione Ponente pulito, il capitano Martielli si trova coinvolto in una nuova indagine che prende le mosse dall’incendio doloso dell’azienda AgriLiguria, nelle campagne di Vallecrosia. Dietro questo episodio, lo scenario è ancor più ampio: quello di un impianto a biomasse realizzato nell’entroterra di Ventimiglia da alcuni imprenditori bresciani e della Val Bormida savonese. L’impianto dovrebbe servire per produrre energia alternativa con il recupero del legname. Ma nelle ore serali si trasforma in un inceneritore abusivo dove arrivano rifiuti di ogni genere. Affiancato dal sostituto procuratore Viviana Croce, il capitano prosegue nell’attività investigativa, e dovrà fare i conti con Laura, una donna affascinante che lavora presso la provincia di Imperia, alternando le sue notti di convivenza con la sua nuova compagna con quelle dedicate al lavoro condiviso con i carabinieri del nucleo investigativo. Per ricostruire un’incredibile verità, uno scenario che vede coinvolto pure una nuova ramificazione criminale nell’entroterra di Cuneo, agli ordini del carrozziere don Cecé Romeo. Nelle indagini riemerge pure una vecchia conoscenza: quella di Diego Mura, il gestore factotum della cooperativa Batropa, scappato all’estero per sfuggire all’arresto, alle prese con uno strano traffico di olii esausti in Marocco. Martielli dovrà infine intervenire in soccorso di Viviana, che finirà in pericolo di vita. Una nuova tappa della battaglia contro le mafie e la criminalità organizzata nel territorio ligure.

Secondo romanzo di un complesso e articolato ciclo sulle infiltrazioni malavitose nel Ponente Ligure, Destini in fumo rientra in quella gamma di romanzi di genere del panorama italiano che stanno dimostrando come all’interno del vasto contenitore concettuale che attraversa gialli, noir e polizieschi sia in atto una vera a propria mutazione genetica. Il romanzo di Maccapani presenta alcune peculiarità che mettono in risalto un realismo di tipo cronachistico raramente così efficace. Lo stile è essenziale, lineare e incalzante; l’uso del tempo presente (le scansioni temporali che scandiscono lo snodo dell’intera vicenda sono anticipate soltanto dalle didascalie dei singoli capitoli) mette sempre un focus perenne su ogni accadimento.

A dispetto della ricomparsa dei personaggi inquirenti, il capitano dei carabinieri Martielli e il sostituto procuratore Croce in primis, il libro presenta una galleria di personaggi dallo sviluppo orizzontale dove tutti infine sono protagonisti del caso. Un caso moderno e del tutto plausibile: eco mafie, ‘ndrangheta, le zone grigie, l’impegno civile dei cittadini vittime in prima persona delle speculazioni. Nessun morto.

Storia dalla costruzione rigorosa, sviluppata con competenza rara e puntiglio professionale che rendono caldamente consigliata la lettura a chiunque voglia prendere coscienza del fenomeno mafioso al nord con una lettura agile e coinvolgente.

Achille Maccapani (Rho, 1964) ha pubblicato saggi di storia locale, manuali di diritto della pubblica amministrazione e i romanzi Taci, e suona la chitarra – Milano rock Ottanta (Fratelli Frilli Editori, 2005 – XXII Premio Città di Cava de’ Tirreni), Delitto all’Aquila nera (Zona, 2007), Confessioni di un evirato cantore (Fratelli Frilli Editori, 2009 – fiorino d’argento del Premio Firenze) e Bacchetta in levare (Marco Valerio, 2010). Dopo la prima apparizione nell’antologia Una finestra sul noir (Fratelli Frilli Editori, 2017), dedicata all’editore Marco Frilli, questa è la prima indagine dell’ufficiale dei carabinieri Roberto Martielli e del magistrato Viviana Croce.

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IL COVO DI LAMBRATE di Gino Marchitelli

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Sinossi dal sito dell’editore:

Le truppe Alleate sbarcano in Sicilia per liberare l’Italia dal dominio nazifascista. E’ l’avvio dell’ultima fase della seconda guerra mondiale, quella che segnerà il crollo del fascismo. Il soldato semplice Roger Miller, della seconda brigata canadese, sbarca sulla costa dell’Ambra e combatte nella zona di Pachino. Pochi giorni dopo partecipa alla liberazione di Agira, paese dell’entroterra siciliano. Durante un momento di riposo, segnato dalla festa per la liberazione della città, incontra una giovane e bellissima contadina siciliana, Concetta Lauria. L’amore li sorprende in tempo di guerra, dove il confine tra la vita e la morte è dato dal soffio della casualità. SICILIA & MILANO 2010. Concetta Lauria ormai anziana, incarica un noto ed esperto docente di storia, il professore Moreno Palermo, di cercare notizie di quel giovane soldato canadese, disperso sul fronte italiano nel 1944, e del quale non ha saputo più nulla. Roger Miller ha lasciato un segno indelebile nel cuore di Concetta, lasciandole il dono di una bella bambina, Stella, nata nel 1944, e un’enorme nostalgia mai sopita. Sentendo avvicinarsi la fine della propria esistenza la donna vuole scoprire la verità sulla sorte di Roger. Sara, nipote di Concetta, dalla carnagione e dai lineamenti che ricordano Miller, segue il professor Palermo nella ricerca della verità. Tra i due scoppierà un grande amore anche se Sara è sposata e ha due figli. Seguendo le tracce del soldato fino in Toscana, e grazie all’aiuto di un sito che svela i segreti nascosti del regime e porta alla luce la presenza di centinaia di campi di prigionia fascisti, lo studioso arriverà ad individuare nelle campagne del sud-est milanese la presenza di luoghi dove sono stati segregati, come schiavi nei campi, molti prigionieri canadesi, in aziende agricole fedeli al regime. Durante una di queste ricerche il professore viene aggredito. Stessa sorte tocca al suo giovane assistente Marco Rossi che viene rapito durante uno scontro a fuoco nel quartiere di Lambrate, a Milano, davanti alla ex sede della fabbrica Innocenti. Il commissario Lorenzi incaricato delle indagini si troverà coinvolto in una complicata indagine, dalle mille sfaccettature, che scava nei meandri laceranti della storia del nostro Paese, alla fine del conflitto. Ma chi è realmente il vecchio Italo Merlin, proprietario terriero dal carattere violento e pericoloso? Che ruolo hanno i suoi due anziani figli Galeazzo e Pierino in tutta la vicenda? Cosa si nasconde tra i vecchi fabbricati della cascina Merla nelle campagne tra Paullo e Caleppio di Settala? Che storia nasconde Maruska, fuggita dal tremendo conflitto nei Balcani? Cosa significa la presenza di un potente capo della ‘ndrangheta negli affari dell’azienda agricola? Che attività svolge un capitano dei carabinieri legato a poteri occulti? Saranno il commissario Lorenzi e i suoi uomini, con il prezioso aiuto di Cristina giornalista di Radio Popolare e della sua assistente Marta Jovine, a trovare la soluzione al caso scavando nei momenti più bui e putridi della storia del nostro Paese al momento della caduta del regime fascista, quando anche i neri più convinti cambiarono casacca pur di salvarsi dal prezzo che dovevano pagare all’Italia libera e democratica.

Il covo di Lambrate è l’ennesimo tassello del vasto mosaico nel quale Gino Marchitelli disegna il suo progetto letterario. Un progetto che vede nel recupero della memoria moderna la forza per la costruzione di un impegno civile e politico necessario  mai come di questi tempi. La struttura del giallo nelle produzioni di Marchitelli tende a perdere la geometrica schematicità tipica del genere esfuma nel noir e ancor di più, a personale avviso, in una forma di fiction d’inchiesta dove la forma del romanzo è veicolo ausiliario. La scrittura di Marchitelli è leggera ma appassionata; la sua è letteratura popolare nel senso ruspante e genuino del termine: una scrittura semplice ma mai lineare dove la storia e la coscienza del tempo inteso come epoca assume la funzione di perno sul quale ruotano le vite e le vicende di uomini, donne, città e nazioni. Scrittore politicamente impegnato, Gino Marchitelli riesce ad animare i suoi personaggi di un afflato sentimentale che ha qualcosa di femminile e il pathos e una dolcezza inaspettati pervadono anche quelle figure che sono convenzionalmente i villain di turno. Dai ricordi di episodi bellici seppelliti dall’oblio moderno alle storie d’amore che sfidano la violenza della guerra, dall’impegno civile contemporaneo a un doveroso anti fascismo, il libro di Marchitelli riesce a coniugare divulgazione e intrattenimento con una semplicità ammirevole.

La Dimora del Santo, di Gianluca Veltri

Milano è città noir per vocazione. Milano sembra avere il noir nel suo DNA di città grande, dinamica, cosmopolita ma con irrimediabili scampoli di provincialismo. Le storie di Milano hanno un loro sapore, un loro odore, un’anima che mescola in mescele inedite e caratterizzanti asfalto e cotolette, smog e risotto. La serie di romanzi e storie milanesi, meritano approfondimenti a parte. Questo è il primo della serie.

Parte dalla più classica punta dell’iceberg, La Dimora del Santo, di Gianluca Veltri. Il ritrovamento del cadavere di una giovane donna presso il parco agricolo sud di Milano. La donna era una lap dancer e alla sua morte sembra essere legata la sparizione di una seconda donna, Alice, amica della vittima. Una trama tendenzialmente classica, che vede il coinvolgimento delle diverse pedine in campo a partire dallo scopritore del cadavere, Fulvio, fratello problematico e giocatore del protagonista principale del libro, l’ispettore Crespo, al secolo Lorenzo Marazzutti, il cui soprannome è testimone di mitiche e mai sopite passioni calcistiche.

Oltre a Crespo, alla sua famiglia, alla sua complessa e intensa relazione con l’ex prostituta Aurora, ritroviamo Milano. Città simbolo di tutta una generazione di autori di genere, partendo da Scerbanenco e scivolando di narrazione in narrazione da De Angelis a Ciabattini, da Signoroni a Pincketts fino alle pattuglie più recenti. Milano, nei romanzi di Veltri emerge con famigliarità, aiutato da uno stile semplice, a volte fotograficamente descrittivo.Uno stile che si sta ancora configurando ma che lascia una buona traccia, un’evocazione luminosa e innamorata di una città dalla personalità mutevole come quella di una bella donna, a volte un po’ troppo piena di se’. Lo sviluppo della vicenda si snoda tra le varie anime della metropoli, la quale compare come massimo comune denominatore in ogni momento del libro.  Il modus operandi di Crespo e della sua squadra, Orlando, Aloi e Costantino è dinamico, ricco di azione e la memoria mi va istintivamente ai film poliziotteschi dei mitici anni ’70, dove ci si inseguiva sulle strade delle nostre principali città a bordo di rombanti Alfa Romeo scambiandosi raffiche di mitra  lungo Corso Buenos Aires.

Un romanzo agile, piacevole, profondamente intriso di una milanesità affettuosa, a tratti nostalgica che solo chi vi è nato e cresciuto può saper evocare. Veltri è un autore volenteroso, che si sta sicuramente evolvendo e che crescendo saprà sicuramente regalare altre soddisfazioni.

Qui, come di consueto un link per l’acquisto