Il Pittore, di Gino Marchitelli

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Sinossi (direttamente dal sito dell’autore):

Un vecchio artista Danese s’innamora dei colori e delle bellezze della natura di Carovigno, nell’alto Salento Brindisino, e si trasferisce a vivere lì, nel centro storico.

Nel suo lavoro artistico quotidiano dipingerà e fotograferà qualcosa o qualcuno che non doveva essere ritratto.
Tre giovani sbandati Carovignesi conducono un’esistenza ai limiti della follia, “oggetti” dell’esclusione e della derisione da parte della società perbenista.
Questo loro “eccedere” li porterà a cacciarsi in un mucchio di guai creando dolore, disperazione, precipitando nell’abisso del delitto.
Il commissario Matteo Lorenzi della mobile milanese e la giornalista Cristina Petruzzi di Radio Popolare, appena usciti dai pericoli e dalla fatica dell’ultima indagine sulla ‘ndrangheta milanese, si troveranno a interrompere le vacanze per indagare e collaborare con le forze dell’ordine locali su due casi di omicidio.

Un dramma, una vera tragedia dell’era moderna che porterà a sfatare i miti del perbenismo, i luoghi comuni dell’interesse personale, l’opportunismo e l’egoismo di un mondo di adulti che non presta più alcuna attenzione ai bisogni e alle grida di aiuto che si levano dalle nuove generazioni.
Ma i veri emarginati sono quei ragazzi che esplicitano apertamente il loro disagio, utilizzando le droghe sintetiche per spaccarsi il cervello, o sono quella miriade di giovani che, dietro un’apparenza tranquilla e remissiva, nascondono una rabbia sociale senza precedenti causata dalla mancanza di prospettiva e di futuro?

Disagio creato da un ventennio di potere politico che ha messo al centro l’apparire e NON l’essere, il potere economico e NON la soluzione al degrado sociale, il proprio tornaconto personale e NON il bene comune collettivo.
Saranno il commissario Lorenzi, la giornalista Cristina, il comandante dei carabinieri e due giovani cameriere Carovignesi ad aiutare a dipanare il terribile mistero.
In un finale senza respiro, triste e doloroso, ammantato di sangue e tragedia, il giovane “Tony lu mazzu”, capobanda degli “esclusi”, svelerà l’altra faccia della medaglia: il lato oscuro di una società egoista e troppo ripiegata su se stessa, tesa a inseguire fama, denaro e potere abbandonando questi ragazzi-bambini ad un solitario futuro di dolore, disperazione e morte.
Il loro grido di dolore rimarrà inascoltato… non ci sarà alcun futuro.

“IL PITTORE”: dalla Danimarca al Salento lo specchio drammatico e amaro della nostra società.

 Se l’evoluzione moderna del giallo/noir nostrano è una spiccata vocazione al sociale, allora Gino Marchitelli ne è uno degli esponenti più convinti. In particolare proprio in questo IL PITTORE emerge la capacità di costruire una trama incalzante che diviene veicolo di analisi e approfondimento delle dinamiche criminali che si possono sviluppare all’ombra di realtà depresse e degradate. Il tutto sullo sfondo contrastante dello splendido paesaggio alto Salentino; una terra dalla bellezza aspra e luminosa, esattamente come lo sono i suoi abitanti. Il termine di “Letteratura militante” calza perfettamente alla scrittura di Marchitelli, autore che non può scindersi dalla sua militanza politica ma la sua grande onestà intellettuale non rende il tutto didascalico ma ben aderente all’impianto narrativo. La realtà del sud con i suoi mali e la sua sobollente voglia di emersione e riscatto emerge con pennellate sapienti, originate da una rara vis narrativa. Il Pittore armonizza uno stile secco, a tratti cronachisitico con un’introspezione diffusa dei suoi personaggi e non dimentica la dimensione del pathos che avvolge ognuno degli attori sulla scena di questo piccolo grande dramma.